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SCARICA IL BANDO![]() "STOP alla violenza contro gli arbitri" cari colleghi, mi sento impegnato in modo particolarmente sentito nell’affrontare
una questione molto delicata che coinvolge tutto il nostro movimento. Si tratta di un aspetto particolarmente significativo in questo momento tormentato, dopo
i recenti fatti di violenza che hanno turbato le coscienze di tutti noi e che ci obbligano a una riflessione più generale e conseguentemente a comportamenti
più responsabili nello svolgimento dei nostri compiti, a tutti i livelli li si svolga. Ho appena ricevuto dall’A.I.A. i dati che riguardano le aggressioni subite
dagli arbitri nelle ultime cinque stagioni (episodi che abbiano comportato almeno 5 giorni di prognosi). Si tratta di fatti che si riferiscono in modo quasi
totale ai campionati dilettanti, ovvero quelli in cui dovrebbe albergare sano spirito sportivo e passione autentica. Ebbene nelle ultime cinque stagioni, tra
il 2001 e il 2006 si sono avuti 2088 casi di violenza contro arbitri. Di questi il 65% (1357) sono stati compiuti da calciatori, il 17,5% (365) da tesserati,
il 10% (208) da tifosi, il 7,5% (157) dagli allenatori. Venendo poi alla stagione in corso, dall’1 settembre 2006 al 31 gennaio 2007 i casi di aggressione sono
stati 189. Tra gli aggressori gli allenatori sono stati 15, ovvero quasi l’8%, restando più o meno immutate le altre percentuali. Si tratta di numeri molto
preoccupanti, come è facile capire. C’è dunque un enorme problema che riguarda le componenti tecniche. Evidentemente il rapporto tra calciatori-allenatori e
arbitri a livello di base è un rapporto malato. Ma guardiamo in casa nostra. Parliamoci chiari, colleghi. Queste sono cifre gravi. Il fatto che numericamente
quella degli allenatori sia in termini assoluti la categoria che ha provocato meno casi si può facilmente ribaltare in termini relativi, col fatto che ci sono
solo due tecnici per partita contro decine di calciatori e dirigenti. Ma non è questo il punto. Il mio timore piuttosto è che si stia perdendo, soprattutto a
livello di base, il senso del nostro ruolo, che non è solo tecnico ma anche e soprattutto educativo. Qualche settimana fa intervenendo a una riunione organizzata
dal Settore Giovanile e Scolastico a Bologna, nella locale sede Aia, ho ascoltato l’arbitro Dondarini che, rivolgendosi a genitori, dirigenti e allenatori, ha
rivolto un chiaro appello: «Come i genitori affidano a voi i loro ragazzi, noi vi affidiamo i nostri giovani arbitri, perché possano crescere serenamente.
Dovete aiutarci a raggiungere questo obiettivo». Bene, io penso sia giusto rilanciare questo invito a tutta la categoria. Da parte nostra aumenteremo l’impegno
e il controllo su questa specifica materia e sappiate che l’Aiac non offrirà coperture a chi dovesse venir meno al nostro ruolo.
Per opportuna conoscenza e competenza si invia in allegato la lettera indirizzata dal Presidente Ulivieri al Commissario Straordinario A.I.A.C. Agnolin ed al Presidente LND Tavecchio nella quale si evidenzia la problematica relativa agli allenatori abusivi, irregolari ed alle illecite sostituzioni dei tecnici nella panchine. LEGGI LA LETTERA COMPLETA![]() L’ASSOCIAZIONE ITALIANA ALLENATORI CALCIO é nata in Roma il 19 settembre 1966 e la sua costituzione fu promossa
dall’Avv. Ernesto Corigliano. Dopo alcuni anni la sede fu trasferita in Genova ma nel 1972 grazie all'iniziativa dell’allora Presidente Dr. Fulvio Bernardini,
l’A.I.A.C. fu ospitata nei locali del Centro Tecnico di Coverciano dove attualmente ha la sua Sede Centrale.
La Sezione Provinciale di Biella nacque nel 19XX con lo scopo di tutelare gli interessi sportivi, professionali, morali ed economici degli allenatori di calcio biellesi e di promuovere iniziative utili alla categoria ed allo sviluppo dello sport calcistico. Possono associarsi all’A.I.A.C. mediante pagamento della quota associativa gli allenatori di calcio abilitati dal Settore Tecnico della F.I.G.C. di Coverciano. |
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